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Fra i tanti dialoghi che la psicoanalisi continuamente tesse merita una particolare attenzione quello con la psichiatria fenomenologica poiché attraversa la storia di entrambe fin dagli albori. L'intreccio polisemico riguarda sia l'estensione della nosografia, con i suoi limiti e la sua applicabilità, sia la possibile cura psicoanalitica delle non nevrosi. Il fil rouge che lega tale tessitura è la psicopatologia. L'Autore ne delinea immediatamente il campo definendola come: «La psicologia del patologico, è quella disciplina che studia i fenomeni patologici dell'attività psichica […] alla ricerca degli eventi mentali che hanno contribuito a determinarli […] Non è un indirizzo della psichiatria […], ma è uno specifico sapere psicologico sulla patologia mentale» (28).
Ogni disciplina psicologica coniuga la sua psicopatologia seguendo assi epistemologici legati al proprio impianto teorico. È possibile, quindi, rintracciare nell'ampio panorama teorico della psicologia generale, un considerevole numero di classificazioni.
Con questo suo libro l'Autore ne prende in considerazione solamente due: la psicopatologia fenomenologico-esistenziale e quella psicodinamica. La prima viene da egli presentata attraverso la storia dei grandi e significativi autori che nel XIX/XX secolo hanno tracciato il solco lungo cui si sarebbe mossa la fenomenologia (nosografica e descrittiva); mentre la seconda, quella psicodinamica, viene tratteggiata partendo dal Freud del 1901 (Psicopatologia della vita quotidiana) fino a giungere ai nostri giorni. Nell'ultima parte del libro l'Autore delinea la sua visione della psicoanalisi, fra pulsione ed esistenza, introducendo una sua personale e interessante nosologia costruita in anni di esperienza clinica nosocomiale e privata.
Jaspers, all'inizio del Novecento, rompe con la tradizione della psichiatria biologica tedesca introducendo la dimensione dell'esistenza e della biografia nella costruzione simbolica del sintomo. Movimento di rottura, introdotto anc