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Intimacy è il tema del 50° Congresso IPA che si è svolto a Buenos Aires nel luglio scorso. Un argomento che non rimanda primariamente ad un concetto psicoanalitico ma di indubbia importanza per ogni analisi, esplorato nelle sue più diverse e complesse angolazioni dalla ricchezza dei lavori presentati, con una significativa presenza degli analisti italiani tra i relatori.
Nel discorso di apertura Stefano Bolognini sottolinea come la nostra comune appartenenza all'IPA abbia consentito la diffusione della conoscenza di concetti ormai ampiamente condivisi. Ciò che oggi maggiormente contraddistingue la differenza tra le diverse prospettive teorico-cliniche è da individuare più nelle modalità con cui la psicoanalisi contemporanea tratta i propri oggetti che nei contenuti che ne derivano.
Grazie alla produzione scientifica e, soprattutto, attraverso l'interscambio e il confronto tra gli analisti di tutto il mondo, si è creata quella che Bolognini definisce «mentalità IPA» (IPA Mentality), termine con il quale identifica l'emergente consapevolezza della complessità multiculturale che caratterizza la nostra comunità, radicata nella propria storia ma, allo stesso tempo, aperta all'allargamento di prospettiva e alla sua evoluzione. Il progressivo affermarsi di questa «IPA Mentality» dovrebbe poter contrastare le radicalizzazioni teoriche contrappositive e favorire un confronto aperto al riconoscimento della complessa e ricca articolazione degli attuali sviluppi della psicoanalisi, nel rispetto delle specificità identitarie di ogni singola area di appartenenza. Bolognini, al termine del suo mandato presidenziale, ci consegna quindi un'istituzione che rappresenta e organizza le tante istanze di una psicoanalisi divenuta oggi «più “copernicana” e meno “tolemaica”» e, proprio per questo, sostiene Bolognini, più in grado di progredire, di «ampliare la propria cultura e di affinare i propri strumenti di lavoro».
La scelta di campo per questo reportage mi porta a cogliere alcuni passagg