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«La trasmissione di conoscenze da una generazione all'altra è un processo più delicato di quanto non si pensi. Affinché la conoscenza, e la conoscenza psicoanalitica in particolare, possa conservarsi come forza vitale, essa richiede relazioni intense tra insegnanti e studenti. La conoscenza è immersa in una trama di emozioni, desideri e impegni. Senza queste correnti che la nutrano si inaridisce in vuoto verbalismo. I libri possono essere custoditi e studiati, ma perdono la loro urgenza ideale; smarriscono il contatto con la cultura collettiva e finiscono negli scaffali delle biblioteche. Questo destino è toccato alla psicoanalisi politica e, a dir il vero, a gran parte della psicoanalisi classica. I freudiani politicizzati non fecero del loro impegno la base per cercare discepoli o per coinvolgerli; né trasmisero il loro patrimonio di idee agli studenti che capitò loro di avere. Nell'arco di una sola generazione le loro idee si trovarono completamente estromesse dalla corrente principale del pensiero psicoanalitico. La nuova generazione di analisti, impegnata essenzialmente nella pratica clinica e in questioni a essa relative, perse ogni contatto vitale con l'ampiezza di respiro di una certa psicoanalisi».
Perché aprire il ricordo di Pier Luigi in questo modo? Perché di questo libro aveva comprato un gran numero di copie per poterle regalare e in tanti potessimo avere uno stimolo per pensare con lui sulla storia e sul futuro della psicoanalisi. Lui non ha mai smesso di farlo, interrogandosi e interrogando.
Ricordo il sorriso divertito e autoironico con cui raccontava di quando era tornato carico di questi libri che raccontano una storia che ho sempre pensato sentisse alludere anche alla sua.