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La pratica clinica della consultazione nelle istituzioni psicoanalitiche è oggetto di crescenti riflessioni e ricerche sia nella sua versione puramente consultativa sia nelle forme di un'organizzazione terapeutica come il Centro clinico descritta in uno dei contributi al focus di questo numero. La ripresa dell'iniziativa su questo terreno sembra riflettere la duplice esigenza della psicoanalisi contemporanea di allargare i propri scopi clinici estendendo l'impegno terapeutico anche a pazienti con un funzionamento psichico al limite e a nuove popolazioni cliniche (bambini, adolescenti, coppie, genitori nella crisi delle funzioni genitoriali, pazienti con disturbi dell'identità) e contemporaneamente di mantenere la coerenza del metodo psicoanalitico anche nella sua estensione a nuovi e diversi contesti di cura. Se questo equilibrio è stato raggiunto in passato attraverso l'introduzione di modifiche del setting e il tentativo di mantenere una chiara distinzione, a livello teorico e pratico, fra psicoanalisi e psicoterapia, oggi la tendenza della psicoanalisi ad aprirsi all'esterno, per facilitare l'accesso alla cura psicoanalitica anche a pazienti per i quali in passato non esisteva una chiara indicazione per la psicoanalisi, ha dato impulso a nuove ricerche sull'estensione del metodo psicoanalitico, sull'identità dell'analista nei diversi contesti, sui criteri invarianti e condivisi della esperienza psicoanalitica e sui passaggi trasformativi nei diversi contesti di cura (Bastianini, Ferruta, 2018).
Marco La Scala nell'introduzione al suo lavoro mi sembra cogliere, appunto, questa potenzialità del metodo e la complessità della sfida implicita nella sua estensione alla consultazione istituzionale. Non a caso nel suo lavoro la consultazione istituzionale è definita, con felice metafora, come una «soglia» dal doppio