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Perché uccidere, specie uccidere come ha fatto lui quel giorno a Dachau, divide per sempre l'esistenza in due parti, il prima e il dopo, e apre le porte all'ingresso di fantasie e di rimorsi dentro di noi, da qualche parte laggiù nel profondo.
Questa frase è un brevissimo stralcio del commento di Francesco Ricci, critico letterario, a Shutter Island di Dennis Lehane, uno dei cinque romanzi che costituiscono il bosco narrativo che lui e lo psicoanalista Andrea Marzi hanno scelto di attraversare in un loro recente libro, inoltrandosi fianco a fianco- il letterato e lo psicoanalista- negli oscuri e complessi sentieri dell'esperienza umana a cui la letteratura ha la capacità di dare accesso.
Nel biglietto di auguri inviato a Schnitzler nel Maggio del 1922, Freud sembrava quasi individuare nella letteratura una sorta di inquietante «doppio» della psicoanalisi: «Io ritengo di averla evitata per una sorta di paura del doppio. […] ogni qual volta mi sono immerso nelle Sue belle creazioni, ho sempre creduto di riconoscere dietro la loro parvenza poetica gli stessi presupposti, interessi ed esiti che sapevo essere miei. […] Così ho avuto l'impressione che Ella attraverso l'intuizione - ma in verità grazie ad una raffinata autopercezione - sapesse tutto ciò che io ho scoperto con un faticoso lavoro sugli altri uomini» (Schnitzler, 2001, 84-85).