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Èfinalmente disponibile per il lettore italiano la traduzione dell'ultimo libro di Thomas Ogden Reclaiming unlived life, attentamente resa da Sara Boffito. Si tratta di una raccolta di suoi articoli (oltre ad un altro firmato insieme a Glen Gabbard) già pubblicati tra il 2009 ed il 2014, preceduti ora da un lungo lavoro introduttivo scritto per l'occasione.
Se dovessi dire solo in pochissime parole quel che più mi ha colpito nella lettura di questo libro indicherei la ricerca e la non paura di trovare e dire la verità. Anche se con mille sfaccettature diverse, questo mi sembra essere il tema che attraversa tutto il libro. Il cambiamento psichico è far emergere porzioni di verità fin qui non vissute, capendo chi si è diventati. E «verità» non a caso è la prima parola del libro. Molte volte in un lavoro analitico si arriva a grandi verità dell'essere, ma sempre facendolo per piccoli passi, vorrei dire praticando un esercizio alla verità quotidiana. È questo che permette di costruire una attitudine alla sincerità più ampia e profondamente trasformativa.
Betty Joseph in un'intervista disponibile sul sito della British Psychoanalytical Society alla richiesta di quale caratteristica fondamentale debba avere uno psicoanalista subito risponde: «un fiuto per la verità». La verità in psicoanalisi è la verità non solo di quel paziente e di quell'analista, ma soprattutto di quella coppia analitica. La verità è veicolata dal linguaggio ed allora, ci dice Ogden, inevitabilmente ci si dovrà scoprire a parlare in modo diverso con ogni paziente «e così facendo comunico quello che non potrebbe essere detto in nessun altro modo a nessun'altra persona […] le conversazioni che ho con i pazienti sono tra le più intime della mia vita» (9).
Perché la verità emerga occorre anzitutto che il setting agevoli questa possibilità. Apprendiamo così da Ogden che lui lavora con il lettino indipendentemente dalla frequenza delle sedute settimanali.
Inoltre apprendiamo che non aderisce alla regola fondame