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Fredric Busch, Editor di un numero dello Psychoanalyitic Inquiry - un'importante rivista americana che ha sempre riservato un ampio spazio alle prospettive della psicoanalisi contemporanea—pubblicato nel 2013 e interamente dedicato alla ricerca teorico-clinica, esordiva, nel prologo al numero stesso, citando un passo di un articolo di Cooper, comparso sul JAPA nel 1993:
La metodologia della ricerca empirica si sta rapidamente sviluppando. Presto sarà applicata anche ai concetti psicoanalitici e molte delle nostre idee preferite si dimostreranno erronee oppure, cosa piuttosto analoga, poco utili. Gli psicoanalisti dovrebbero imparare a familiarizzare con questa prospettiva vedendola come una buona notizia piuttosto che come una cattiva nuova (Cooper, 1993, 391, trad. mia).
Sono trascorsi venticinque anni da questa esortazione ma gli psicoanalisti fanno ancora parecchia fatica a vedere la ricerca - in particolare quella empirica - come una possibile fonte di «buone notizie» e ad accostarsi senza diffidenza e con interesse alla letteratura dedicata alla ricerca stessa, considerata in fondo piuttosto snobisticamente.
In realtà, fin dagli Studi sull'isteria Freud ha tentato di fondare la psicoanalisi a partire da presupposti scientifici che tenessero in debito conto ipotesi preliminari, dettagliati resoconti osservativi sui casi clinici, successive elaborazioni teoriche, presentando infine considerazioni conclusive suscettibili di future revisioni. In altre parole egli si è sempre mosso all'interno di coordinate sensibilmente ispirate a uno spirito di ricerca.