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L'articolo di Peter Fonagy che presentiamo qui di seguito è un lavoro che, dopo circa 15 anni dalla pubblicazione di un suo precedente volume intitolato Psicoanalisi e teoria dell'attaccamento (Fonagy, 2001), riconsidera il rapporto tra le due discipline, evidenziando la maggiore convergenza esistente tra queste ultime, considerando gli sviluppi più recenti raggiunti dalla teoria dell'attaccamento.
Per introdurre brevemente l'articolo mi soffermerò su alcuni aspetti che possono essere d'aiuto per comprendere tale rapporto. A questo proposito è importante differenziare l'evoluzione della teoria dell'attaccamento in tre fasi. La prima, ascrivibile a Bolwby (1969, 1973) e Ainsworth (1978), riguarda la teorizzazione, derivata da osservazioni sistematiche della relazione genitore/bambino, relativa all'attaccamento come legame che lega il bambino ai suoi genitorifinalizzato a ottenere protezione fisica ed emotiva da questi ultimi. Una prospettiva dunque che abbraccia un punto di vista osservativo di tipo etologico che considera il bambino nel suo contesto relazionale e che ascrive un ruolo decisivo alla responsività del genitore nellaformazione dei diversi tipi di attaccamento, sicuri e insicuri, che il bambino sviluppa nei confronti dei suoi caregiver. È in questa fase che la teoria dell'attaccamento appare maggiormente criticata dalla psicoanalisi ed è vista divergente dai suoi assunti teorici. La critica principale mossale è quella relativa all'enfasiposta da Bowlby sul ruolo svolto dall'ambiente relazionale con cui il bambino interagisce per la formazione dei modelli di attaccamento rispetto al contributo soggettivo da attribuire al bambino stesso e al suo mondo rappresentazionale.
Come sottolinea Fonagy nel presente lavoro, gli ulteriori sviluppi della teoria dell'attaccamento - arriviamo qui alla seconda fase - portano a un suo progressivo spostamento verso la considerazione dell'importanza dei processi rappresentazionali, gettando le basi per una più ampia convergenz