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La Conversation Analysis: uno strumento per la ricerca psicoanalitica? In questo lavoro Kächele e Buchholz presentano una breve introduzione, senza entrare in tecnicismi metodologici e con un maggiore accento sugli aspetti teorici, a una metodologia di ricerca, la Conversation Analysis (CA)1, che può essere collocata all'interno del più ampio gruppo di metodi che utilizzano come fonte principale di informazioni le trascrizioni verbatim delle sedute di psicoterapia : ne sono esempio la valutazione dell'Attività Referenziale di Wilma Bucci (2000) e il metodo di analisi del Tema Relazionale Conflittuale Centrale di Luborsky (Luborsky & Crits-Cristoph, 1990).
La CA, a differenza dei metodi sopra elencati, ha come oggetto di indagine il dialogo tra paziente e terapeuta e la reciproca influenza che i partecipanti esercitano nella costruzione di una narrazione condivisa.
La CA si colloca all'interno dei metodi qualitativi e non utilizza delle categorie di analisi precostituite ma bensì le categorie emergono dall'analisi stessa, seguendo in un certo senso una logica abduttiva. Da questo punto di vista tale metodologia rispetto alla polarità nomotetico/idiografico può essere considerata una metodologia di tipo idiografico, più attenta alla soggettività che alla quantificazione.
A questo proposito è utile ricordare che la CA si è inizialmente sviluppata all'interno dell'etno-metodologia e fin dall'inizio ha avuto come riferimento la dimensione intersoggettiva della costruzione del dialogo, diffondendosi negli ultimi anni nella ricerca in psicoterapia in generale e in quella psicoanalitica in particolare.
La connessione tra la CA e il metodo psicoanalitico è possibile grazie alla definizione di psicoanalisi come «talking cure». Come ci ricordano gli autori, quando paziente e terapeuta sono nella stanza d'analisi sembrano ben rappresentare un paradosso insito alla psicoanalisi stessa: da una parte stanno «semplicemente parlando» ma dall'altra «non stanno semplicemente parlando». La