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Leggiamo con grande piacere il libro di Paola Marion gustando la sua abilità d'autrice attenta e competente. Con una visione a largo raggio, un pensiero profondo e puntuale, una scrittura agile ed elegante, Marion ci conduce nel mondo dell'attualità scientifica individuandone quegli aspetti che, riguardandoci tutti, influenzano profondamente la nostra vita.
Distribuite in due grandi settori, le tematiche trattate delineano un cocente dilemma: come preservare le caratteristiche proprie della naturale esistenza umana dalla presa potente ed asservente delle moderne biotecnologie?
Nella sua accurata prefazione, Giuliano Amato ci prepara ad affrontare quegli attualissimi interrogativi che la scienza e le biotecnologie suscitano e che troviamo ampiamente esposti nei capitoli di questo bel volume, avvertendoci del rischio che nella veemenza innovativa dell'avvento tecnologico possano disperdersi quei principi basilari che caratterizzano l'uomo nel suo rapporto con se stesso e con il mondo.
Sotto quest'ottica, il tema fondamentale del libro diviene molto di più che non la disamina di elementi incidenti in corso di procreazione medicalmente assistita: gli ambiti che emergono dalla riflessione di Marion ci obbligano a guardare al dubbio di quanta «deumanizzazione» possa tollerare il nostro animo senza che venga perso quel contesto antropologico che gli ha fornito fino ad adesso dimora. L'autrice pone, con un'esposizione neutrale e obbiettiva, il più lancinante degli avvertimenti: che il prendere vita del pensiero umano nel declinarsi pulsionale, nel suo essere tutt'uno con l'impeto dei desideri, non venga mortificato e pericolosamente sottomesso dall'egida tecnologica.
Il grande pregio del bel volume di Marion è insito nel principio che lo costituisce: che resti predominante l'assunto del pensiero umano costantemente proteso a guardare «al mistero dell'essere» quale persistenza di una sua egemonia, persino su ciò che egli stesso ha concorso a creare.
Attraverso pagine che si leggo