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Attualmente, si tende a vedere la cura psicoanalitica non più soltanto come lo svelamento di contenuti psichici resi inconsci a causa della rimozione ma anche come la formazione di rappresentazioni psichiche, a partire da stati affettivi inconsci in precedenza non rappresentabili. Questa visione delle cose è stata accettata in virtù dell'estensione della cura psicoanalitica a situazioni extra-nevrotiche. Questo ha posto la Relazione Psicoanalitica in una posizione centrale per cui essa ora è considerata una situazione relazionale che favorisce quelle trasformazioni economiche e dinamiche capaci di produrre rappresentazioni psichiche. Pertanto, la patologia psichica tende ad essere vista come espressione di un deficit strutturale delle funzioni di rappresentazione e di simbolizzazione e la cura analitica non è più intesa come un tentativo di «ricostruzione» di un passato rimosso ma come una « costruzione» che ha lo scopo di rimpiazzare un ricordo d'infanzia che non è mai stato disponibile nella psiche del paziente. Pertanto, se il processo di formazione delle rappresentazioni e la loro simbolizzazione non è avvenuta adeguatamente nell'infanzia, toccherà alla Relazione Psicoanalitica favorire questi processi. Nell'infanzia è l'Oggetto Primario che soggettivizza il Sé dell'infante, laddove questo non è accaduto, toccherà alla Relazione Psicoanalitica favorire questo processo.
PAROLE CHIAVE: Costruzione, rappresentazione psichica, relazione analitica, ricostruzione, soggettivazione.