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Mondo esterno, mondo interno, realtà materiale, realtà storica, realtà esperita, realtà soggettiva, realtà psichica… innumerevoli e possibili categorizzazioni che differenziano diversi livelli in cui la realtà in generale e quella del soggetto in particolare possono essere concepite, osservate, indagate. Una specifica ed ulteriore angolatura è data dalla realtà psichica nella cura psicoanalitica o, per brevità, realtà psicoanalitica. Torna utile differenziarla per individuare il livello dell'esperienza che si presenta, si costituisce ed è proposto in psicoanalisi.
Descrittivamente, ciò che succede in analisi è innanzitutto un'esperienza. Mi sembra molto chiaro al proposito Levine quando alla domanda: «Cos’è la realtà psichica» risponde: «la realtà psichica è un'esperienza». Nella fattispecie è un'esperienza che si colloca in un tempo che sta tra passato, presente e futuro e che lì viene promossa, indagata e si trasforma; ivi si realizza in modo specifico ed è utilizzata in modo unico nella relazione di transfert/controtransfert.
Possiamo concettualizzarla clinicamente e teoricamente; si colloca all'incrocio della realtà descritta dalle altre nozioni; si basa sulla consapevolezza della molteplicità e della differenza che tra i vari piani intercorre e che, attraverso una teoria specifica (la psicoanalisi appunto), ed un metodo (quello psicoanalitico) viene (in circostanze date: il setting) costruita per degli scopi specifici individuati sulla base di quella teoria che è una teoria di come l'individuo si costituisce, si trasforma, e alla fin fine gode o è infelice, mantiene o non può avere la speranza del godimento, prevede spazio per il desiderio o è il desiderio stesso ad essere avvertito come nemico; una teoria cioè di come è stato, sta o può stare nella sua realtà (materiale) e quindi nelle relazioni della sua vita.