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Alberto ci viene presentato come un paziente con disturbi della sfera relazionale e sessuale, istrionico con un atteggiamento forzatamente brillante, che reagisce in modo maniacale e promiscuo alla fine di una storia sentimentale. Emergono modi confusi di relazione, come col fratello minore che è utilizzato come pretesto per fare scelte di vita che riguardano in primo luogo il paziente stesso. Al di là della componente istrionica, la problematica di Alberto sembra però investire problemi d'identità personale – quello che lui chiama la sua incapacità di capire chi realmente è – con il timore di un crollo depressivo, che traspare dietro l'apparente tranquillità della sua facciata professionale.
Rispetto al funzionamento nevrotico di livello più superficiale, esiste quindi un livello di funzionamento profondo destrutturato, come quando dichiara di essere terrorizzato dal passare del tempo e dall'idea dell'invecchiamento. Potremmo ipotizzare che Alberto sia caratterizzato da livelli psicotici, per cui, negando la realtà del tempo, si tiene ad un livello indifferenziato che gli impedisce di evolvere, ma soprattutto gli impedisce effettivamente di essere. Pur esistendo un'area non psicotica che pare ben funzionante, il paziente sembra soffrire di un disturbo dell'organizzazione spazio-temporale che investe le radici stesse dell'Io: questa problematica verrà confermata nel corso delle sedute, soprattutto per l'emergere di una tendenza del paziente ad «agire», mettendosi a rischio di comportamenti auto ed etero-distruttivi.
C’è un certo contrasto tra il punto di vista che il paziente vorrebbe avere di sé, come quando apprezza l'idea dell'inviante che la sua angoscia sarebbe derivata dalla mancanza di una vita affettiva stabile, e quello che già possiamo intuire in