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Non è facile recensire un libro così complesso come Il respiro della creatività, curato da Graziano De Giorgio. Questa preziosa raccolta di testi ha come filo conduttore l'esplorazione dell'esperienza artistica, musicale, letteraria, pittorica, architettonica e cinematografica. Il respiro del titolo diventa un potente movimento che si amplia e si dispone lungo le coordinate spaziali e temporali della storia delle arti nei secoli visti, ascoltati, osservati e metaforizzati da psicoanalisti colti e appassionati. Quasi tutti gli interventi utilizzano frammenti di casi clinici dove la forma dell'arte presa in questione si manifesta nella seduta, nell'ascolto condiviso, nella relazione con il terapeuta, nella relazione con la teoria di riferimento, e nella passione specifica per quella forma artistica da parte dell'analista.
Recentemente alcuni critici della psicoanalisi hanno sostenuto che la psicoanalisi rimane come disciplina soprattutto efficace nella critica letteraria e artistica, piuttosto che come forma terapeutica, molto meno diffusa ai nostri giorni nella cura delle malattie mentali di quanto non fosse decenni fa (vedi a proposito New York Review of Book, e New Yorker1)
Freud stesso era, da un punto di vista letterario, particolarmente efficace. Possedeva al massimo grado doti di chiarezza ed eleganza, al punto tale che uno dei massimi critici letterari contemporanei, Harold Blum, lo colloca tra gli autori canonici della letteratura occidentale ovvero iniziatori di un canone letterario, insieme tra gli altri a Shakespeare, o Dante. Anche Foucault lo definisce come un autore seminale, da un punto di vista dell'inevitabile riferimento al suo stile e alla sua modalità organizzativa del discorso nella scrittura psicoanalitica da parte degli autori psicoanalitici successivi.
Su quest'ultima area di studio ci sono alcune considerazioni di ordine metodologico da fare, e che sono state abbondantemente fatte. Per esempio Roger Fry già nel 1924 aveva scritto un lavoro intit