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Io penso che si possa insegnare a essere individui, e a capire altri individui.
Chi è stato a Delhi avrà sicuramente fatto un giro per la Città Vecchia. Un incredibile dedalo di vie in cui si muovono vorticosamente centinaia di persone, di risciò, di carretti, voci, odori, suoni di clacson ininterrotti. Banchi che espongono carni, uccelli e cani che si precipitano ad approfittare di qualche pezzo caduto, pezzi di ricambio di automobili che sembra impossibile possano sostituire alcunché. Pile enormi di stoffe colorate ricoperte da una polvere millenaria. A tratti inaspettatamente il vortice si interrompe, tutto rimane bloccato in un groviglio apparentemente inestricabile e disordinato. Eppure con la stessa incomprensibile logica, all'improvviso le cose si avviano di nuovo. Il traffico ricomincia, risciò e persone sembrano riprendere percorsi precisi interrotti, tracciare ancora un senso nel caos totale. A uno sguardo d'insieme sembra impossibile sapere come e dove questa folla di persone sia diretta. Ogni spostamento sembra casuale o seguire una logica indescrivibile. Eppure la rete si tesse di nuovo, i frammenti sembrano ricomporsi come un corpo smembrato che nonostante tutto si ricostituisce di nuovo in un organismo con una sua integrazione anche se solo per pochi minuti.
Come può il disordine, il caos, accedere a un ordine che lo possa descrivere e organizzare? Può essere rappresentativo in qualche modo anche della vita psichica in generale? E come può la psicoanalisi muoversi in questo contesto, uno dei tanti complessi contesti della cultura e della società Indiana?
All'Università Ambedkar e poi all'Indian International Centre si è svolta la Quinta Conferenza Psicoanalitica Internazionale sotto l'egida di Sudhir Kakar lo psicoanalista e scrittore, membro dell'IPA, che tanta parte ha avuto nella formazione di molti analisti in India.