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La giornata di studio tenutasi a Firenze è stata occasione di riflessioni originali attorno ad un argomento di scottante attualità. Viviamo in un'era di «dislocazione simbolica» come si desume dalla presentazione del Convegno in cui i fenomeni di decentramento e di scardinamento, le nuove forme di comunicazione ed organizzazioni sociali promosse dalla globalizzazione, costituiscono il terreno per la nascita di un nuovo soggetto «dislocato» e latore di trasformazioni inedite di cui non è ancora possibile misurare la portata. L'antropologo Ugo Fabietti aveva già evidenziato il concetto di cultura transnazionale come una caratteristica della nostra epoca in cui le culture sono «strutture di significato che viaggiano su reti di comunicazione sociale non interamente situate in alcun singolo territorio» (2012, 164). Il secondo relatore della mattinata, Jalil Bennani (Società Psicoanalitica del Marocco) riprende questo tema a proposito della de-culturalizzazione sullo sfondo della delocalizzazione; egli infatti sottolinea il tramonto della inter-culturalità (o interazione tra culture) a favore di una transcultura intesa come un fenomeno di rottura che segnala il brusco passaggio da una dimensione all'altra e che coinvolge soprattutto i profughi. Bennani ci ricorda la distinzione tra il concetto di migrante e quello di profugo: «Tutti i profughi sono migranti ma non tutti i migranti sono profughi». Esiste una migrazione volontaria ed economica che coinvolge varie categorie della società mentre i profughi che per ragioni sociali, economiche o religiose sono costretti a lasciare il proprio paese perdono l'ombrello protettivo della loro nazione.
L'accurata organizzazione dell'evento da parte del gruppo Geografie della psicoanalisi con la coordinazione dell'esecutivo SPI, ha reso possibile uno scambio vivace tra pubblico e relatori sia nel corso della mattina che del pomeriggio. La nostra presidente Anna Nicolò, ha aperto i lavori evocando alcuni temi centrali in campo migratori