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Attraverso un piccolo «amarcord» intorno ad alcuni personaggi rilevanti, non solo italiani, sulla scena della psicoanalisi milanese e torinese descriverò in queste pagine come ho inteso e via via appreso la «relazione analitica» negli anni della mia formazione da candidato ad A.F.T.
Sin dai miei esordi come candidato, ma a dire il vero già prima1, utilizzavo la mia risposta affettiva per comprendere stati d'animo e sentimenti dei miei pazienti, ritenendola se non più importante rispetto ai contenuti verbali delle associazioni e ai messaggi inconsci ad essi sottesi, almeno loro pari. Più avanti scopersi che Erikson, Heimann, Rycroft e ovviamente Pearl King, che vi ha dedicato più articoli, la