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L'Italia dell'inizio degli anni Sessanta del secolo scorso era indubbiamente più bella dell'Italia odierna, era aperta al futuro e alla cultura; la psicoanalisi si diffondeva con grande rapidità e i pochi analisti italiani iniziarono a combattersi e dividersi. A Roma, Perrotti e Servadio si contendevano la leadership; poi giunse la Pax Helvetica: una commissione IPA guidata dallo psicoanalista svizzero De Saussurre (figlio del noto linguista) sentenziò salomonicamente: un istituto di formazione a Milano (Musatti) due a Roma (Perrotti e Servadio). Correva l'anno 1962, lo stesso anno dell'edificazione del muro di Berlino che divise una città, un paese e due mondi; il muro cadde nel 1989 e Kohl, artefice della riunificazione di quei due mondi, è morto l'anno scorso ottuagenario; il mondo e le cose del mondo col tempo mutano. Tornando al «muro» di casa nostra, dal 1984 i due istituti e i due centri romani convivono divisi sotto lo stesso tetto a Via Panama 48 e non si intravede all'orizzonte un «Kohl» che li possa riunire.
All'ombra o, se preferite, alla luce di quegli antichi eventi che ho sinteticamente descritti sono nate e si sono sviluppate due Comunità psicoanalitiche a Roma; parlo di Comunità perché la vicenda politico-culturale dei due Centri romani è inseparabile dalla vicenda politico-culturale dei due istituti di formazione collegati ai rispettivi Centri.
Mi è stato chiesto di tracciare la mappa degli indirizzi clinico-teorici prevalenti nel Centro Psicoanalitico di Roma, per me è un onore. Ho ritenuto indispensabile accennare all'origine del CPDR (centro psicoanalitico di Roma) e del CRDP (centro romano di psicoanalisi), perché sappiamo quanto sia importante per noi analisti l'origine, inoltre non si può staccare la vicenda culturale dalla cornice politica che partecipa dell'accadere culturale. Mi sembra, infine, ovvio che la storia culturale