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Questo agile libretto, l'ultimo arrivato della oramai estesissima produzione di Nino Ferro, è, da un certo punto di vista, una sorta di summa di quel modo di intendere la psicoanalisi che ha reso così noto e popolare, non solo nel mondo psicoanalitico italiano, ma largamente anche all'estero, il pensiero di Ferro.
Il lettore che ne abbia una qualche consuetudine può ritrovarci tutti i tipici temi e anche tutti i tipici «modi» e stilemi ferriani e riconoscervi anche tutti i fili che hanno contribuito a tessere la trama del vivace pensiero di Nino Ferro: la sua personale rilettura di Bion, la sua versione della teoria del campo, il suo personale uso della narratologia, il suo modo di intendere il sogno, la sua idea del farsi del senso e della verità in una situazione psicoanalitica intesa come radicalmente e originariamente intersoggettiva, la critica altrettanto radicale ad ogni idea «chosiste» dello psichico e (conseguentemente) ad ogni idea tradizionale di «interpretazione», la teoria delle trasformazioni… e tanto altro…
Ma sarebbe davvero far torto a questo libro presentandolo come un serioso e sistematico trattato, di cui magari discutere gli assunti espliciti o impliciti. Si perderebbe, ciò facendo, proprio il suo senso più evidente e immediato: quello di essere una arguta, scoppiettante, intenzionale (a tratti divertente, a tratti urticante…) provocazione nei confronti di tutti gli stereotipi, le idee comuni, i canoni devozionali, i grandi temi seriosissimi e anche le ingenuità degli ultimi 50 anni almeno di psicoanalisi.
Tutto ciò è presentato sotto forma di risposte e suggerimenti (organizzati in 10 capitoli) alle domande, ai dubbi, alle incertezze e ai tormenti di un «giovane analista». Ne vien fuori una «antologia di pensieri scomodi», come con understatement la definisce e la presenta Luca Nicoli, che, oltre che il curatore, nel libro fa anche la parte del giovane analista intervistatore, con compiti di interlocutore e di intelligente «pungolatore» dell'«irri