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Con questo numero inauguriamo una nuova annata della Rivista, che sarà caratterizzata anche da una nuova immagine sulla banda colorata della copertina. Come già scrivevo nell'editoriale del n. 1/2018 l'immagine dell'anno è scelta in base al suo potere evocativo e ai collegamenti con il pensiero psicoanalitico e con il nostro lavoro.
La scelta di quest'anno riguarda una rivisitazione della Gradiva. Conosciamo tutti il testo di Freud che prende spunto dalla novella di Jensen. L'immagine del bassorilievo, che colpisce il giovane archeologo, raffigura una ragazza dell'antichità colta nell'atto di camminare. Sappiamo che Norbert è colpito soprattutto dal modo di camminare della ragazza e dal particolare del piede destro e vede nel bassorilievo qualcosa di particolare, come se fosse reale. Gli attribuisce il nome di Gradiva, che significa «colei che risplende nel camminare». Freud, ancora all'inizio del suo lungo viaggio, è colpito per come la ricerca archeologica rappresenti una metafora del lavoro psicoanalitico, e certamente a quell'epoca l'immagine più veritiera della psicoanalisi era quella di uno scavo nel profondo della storia e del tempo. Il lavoro di Freud rappresenta anche un primo esempio di interpretazione psicoanalitica rivolta all'arte e alla letteratura.
Qui proponiamo una reinterpretazione della Gradiva in forma moderna. Si tratta di un disegno, detto «La portatrice», preparatorio a una scultura, dello scultore Domenico Rambelli (1886-1972)*, assimilato per creatività e capacità produttive ai suoi contemporanei Medardo Rosso, Arturo Martini, Wildt. È uno scultore poco noto al grande pubblico, con una storia artistica complessa e anche travagliata.
Il disegno è del 1920 circa, anni decisivi per la nostra disciplina e che segnano un importante cambiamento di prospettiva e il passaggio dalla prima alla seconda topica. Di questo disegno ciò che ci ha colpito, ed è questo il motivo della scelta, è il contrasto tra la leggerezza del passo e dell'andatura, come nel