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Il lavoro verte su giovani adulti il cui corpo è attivamente ripudiato, come esito di difficoltà adolescenziali di integrazione del corpo sessuato, che presuppongono incompiutezze nel processo di simbolizzazione, risalenti a fallimenti intercorsi nella relazione primaria. L'autrice ipotizza che, alla base del ripudio del corpo sessuato da parte del futuro adolescente, possa esserci anche uno specifico disconoscimento materno del funzionamento del corpo infantile come diverso e separato dal proprio. Con questo tipo di pazienti, il modo di muoversi, la postura, la tonicità motoria costituiscono manifestazioni sensoriali messe in atto, che «comunicano» all'analista funzionamenti mentali non rappresentati. Considerarle come abbozzi figurativi dotati di un potenziale comunicativo che non ha ancora trovato una via verso la simbolizzazione consente all'analista che sappia coglierne i messaggi incarnati di dare parole al corpo ripudiato.
PAROLE CHIAVE: Corpo, corpo come oggetto interno, corpo ripudiato, rappresentabilità, relazione corpo-mente, simbolizzazione.