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Posso pure andarmene in capo al mondo, nascondermi sotto le coperte la mattina, farmi il più piccolo possibile, posso pure liquefarmi al sole su una spiaggia, lui sarà sempre là dove sono io. È irrimediabilmente qui, mai altrove. Il mio corpo è il contrario di un'utopia, è ciò che non sarà mai sotto un altro cielo, è il luogo assoluto, il piccolo frammento di spazio col quale letteralmente faccio corpo.
Il corpo è il grande sogno della mente o viceversa è la mente ad essere il grande sogno del corpo? O forse è proprio dal loro incontro che nasce la possibilità di sognare? Nella metafisica di ispirazione cristiana il corpo è un principio in opposizione all'anima: questo dualismo ontologico che Descartes contribuirà a rendere dialettico verrà, a partire da Spinoza, superato in senso moderno inclinandosi nella direzione del materialismo illuminista fino all’Homme machine di La Mettrie.
Negli anni in cui Freud cominciò ad occuparsi della questione la contrapposizione tra la scuola di Nancy (Bernheim e Liebault) e quella della Salpetrière era, in ambito medico, assai evidente: la prima riteneva che la patologia mentale avesse una eziologia puramente psicologica. Charcot al contrario riteneva che i sintomi psichici fossero provocati da idee che dominavano il cervello, ma questa condizione dipendeva da un'alterazione del cervello stesso: l'isteria dunque era una malattia su base organica seppure necessitasse di una cura di tipo psicologico.
Sappiamo bene come il genio di Freud risolse la questione inventando la psicoanalisi: egli abbracciò un monismo ontologico accompagnato da un dualismo