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Il compito di dialogare con 4 autori mi è apparso al tempo stesso una impresa assai ardua ma anche di appassionante tensione conoscitiva. Mi dispongo ad affrontarlo a partire dal titolo1, prescelto come bussola per orientarmi in quel ginepraio di questioni che, come è stato lucidamente segnalato, richiede una postura specifica: l'assunzione di una pluralità di punti di vista. Scrive Russo (2013, 32): «Il corpo, che la coscienza assume come oggetto della conoscenza, è un corpo mosaico rappresentato in tanti modi quanti sono i vertici di osservazione, le teorie, i modelli di interpretazione delle molteplici discipline che se ne occupano. Il corpo delle varie discipline, dal campo ristretto e delimitato, le quali rimangono tra loro senza né accordo, né relazione, nel presentarsi alla coscienza come realtà mutevole, lascia l'impressione di essere qualcosa di diverso e di più del corpo oggettivato delle teorie di riferimento.»
Analogamente Winnicott (1964, 124) nell'affrontare la questione psicosomatica aveva rilevato: «Secondo me ogni tentativo intellettuale di rendere facile la psicosomatica2 mostra in tutta la chiarezza il vero pasticcio clinico in cui finiamo per impantanarci nel corso del nostro lavoro. Ci impegniamo a costruire una teoria, mentre il termine giusto dovrebbe essere teorie (al plurale)».
Alla luce di questa preannunciata complessità vorrei indicare i punti cardinali cui guarderò nel mio commento: soffermarmi sull'approccio monistico o dualistico al problema mente-corpo, valorizzare la peculiarità dei punti di vista insiti nei