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La rubrica «Studi interdisciplinari» accoglie in questo numero un'intervista del nostro collega Mario Rossi Monti a Vittorio Lingiardi sul PDM2.
Vittorio Lingiardi è Co-Editor e coordinatore scientifico del Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM2). Il tema della diagnosi ha accompagnato il suo percorso accademico e di ricercatore, saldandosi con quello sulla ricerca. Vittorio Lingiardi è stato insignito del Premio Musatti, durante il Convegno «Dalla consultazione alla costruzione della relazione analitica», che si è tenuto a Roma a novembre 2018.
Il tema della diagnosi - come è noto - rappresenta un tema controverso nella comunità psicoanalitica, in quanto considerata «pericolosamente» assimilabile al fare psichiatrico, un atto che rischia di «etichettare» il paziente.
Vittorio Lingiardi affronta il tema della diagnosi attraverso un orientamento complesso, sostenendo che è necessario riconoscere come un certo grado di lavoro diagnostico operi all'interno di qualsiasi relazione. Ciò che è importante è capire come opera e mettere a fuoco ciò che caratterizza il soggetto che fa la diagnosi, all'interno di quale panorama di riferimento si muove, gli strumenti che utilizza, quali dimensioni e funzioni psichiche prende in considerazione. In sintesi la diagnosi psicologica si presenta sempre come un atto multidimensionale e multi-strumentale, che ha il suo centro nella relazione ed è tesa a comprendere l'altro nella sua specifica soggettività, una soggettività che si declina nel tempo. In questo modo si dovrebbero tenere e coniugare le due dimensioni, quella idiografica e quella nomotetica.
Questa impostazione è all'origine della costruzione del PDM, curato insieme a Nancy Williams e arrivato ora alla seconda edizione e su cui l'intervista di Rossi Monti si concentra. Il PDM ha una sua precisa storia e un preciso posizionamento all'interno del dibattito medico e psicologico, collocandosi come risposta alla terza edizione del DSM, che risale agli anni '80 e che aveva rappresent