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Negli ultimi decenni il concetto di inconscio si è molto ampliato. Accanto a quello scoperto e descritto da Freud, comunemente definito inconscio dinamico o rimosso, sono state messe in evidenza altre funzioni e attività psichiche che non sono riconducibili alla rimozione; si parla in questi casi di inconscio non rimosso, tema che da noi in Italia è stato studiato in particolare da Mauro Mancia (2006). Questo ampliamento deriva da molteplici contributi, ma in questa sede prenderò in considerazione solo due apporti principali. Il primo è relativo ai dati delle neuroscienze che si occupano non dell'inconscio freudiano ma delle attività inconsapevoli della mente. Le neuroscienze hanno descritto due tipi di memoria: la prima, denominata memoria implicita, si riferisce all'insieme dei ricordi che non hanno e non potranno mai avere accesso alla coscienza; la seconda, la memoria esplicita comprende tutta la serie di ricordi che è possibile rievocare e far emergere volontariamente per via conscia. Un secondo contributo per una nuova visione dell'inconscio è stato dato dagli psicoanalisti di matrice intersoggettiva, dalla teoria dell'Attaccamento e dall’Infant research.
Questi ultimi contributi riguardano principalmente le conseguenze della mancata sintonizzazione affettiva da parte delle figure di attaccamento durante lo sviluppo nella fase pre-verbale del bambino. Le emozioni non simbolizzate non possono essere mentalizzate, ma solo essere esperite attraverso il corpo dal bambino.
Il libro di Giuseppe Craparo è utile per comprendere i percorsi principali che nelle ultime decadi hanno permesso di ampliare il nostro modo di guardare all'inconscio. Il sottotitolo Riflessioni per una nuova prassi clinica pone la questione importante di sapere in che modo, alla luce di questi ampliamenti, possa e debba mutare la nostra pratica clinica.
Il primo capitolo ripercorre la storia della scoperta dell'inconscio da parte di Freud e si sottolinea l'importanza del processo di rimozione; veng