You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Il volume di A. Battistini raccoglie un gruppo di lavori già pubblicati dall'autore in anni precedenti, distribuiti in tre aree di interesse psicoanalitico: la prima riguarda il concetto di Atteggiamenti Mentali Inconsci (A.M.I.) e rappresenta l'ambito in cui l'autore si è maggiormente cimentato sul piano teorico e clinico; la seconda, titolata «Dai fatti clinici psicoanalitici all'analista come persona», s'incentra sul ruolo dell'analista esaminandone i compiti (la concettualizzazione e la ricerca del fatto in psicoanalisi, l'osservazione clinica e la scrittura del caso, le caratteristiche psicologiche che maggiormente coadiuvano una persona nel proprio lavoro di analista); la terza e ultima raccoglie lavori legati alle vicende cliniche che maggiormente hanno stimolato la riflessione dell'autore. Nell'insieme del volume il discorso ai mantiene pulito, preciso e tiene conto del lettore, fornendogli le definizioni, le differenze concettuali e i particolari che servono a spianargli la strada. Le considerazioni che seguono vertono essenzialmente sulle prime due aree.
Battistini entra in argomento dalla prima riga del volume: per A.M.I. «intendo le modalità comunicative verbali e non verbali del paziente in seduta che, sottese da fantasie per lo più inconsce, ma anche preconsce e consce, suggeriscono il modo occulto in cui egli fa uso, nel transfert, dell'oggetto analista» (cap. 1, 17). Aggiunge poco dopo un tratto definitorio ulteriore asserendo che gli A.M.I «possono essere considerati una sorta d'espressione caratteriale del transfert e potranno manifestarsi sia nel testo manifesto del paziente che nelle sue comunicazioni non verbali» (2017, 18).
Nelle pagine successive l'autore cerca di ritagliare un posto al nuovo concetto, sia differenziandolo da altri, come quello di fantasia inconscia, sia caratterizzandolo nei termini di una particolare forma di controtransfert, in cui l'analista registra «sensazioni fastidiose» recepite