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Il volume Cura e situazione psicoanalitica affronta le controversie generate dalle variazioni tecniche introdotte con l'estensione della cura psicoanalitica a pazienti prima considerati inidonei ad essa. La lettura trasmette un'impressione di compattezza e coerenza di pensiero da parte degli autori, che condividono la preoccupazione di delimitare il campo della «vera psicoanalisi» e ne concepiscono l'evoluzione non come pluralismo teorico e neppure come estensione del metodo, bensì come uno sviluppo del pensiero di Freud, nel solco da lui stesso delimitato. Gli autori (con l'eccezione di Angela Joyce, voce fuori dal coro) condividono l'idea che la «vera» psicoanalisi si collochi all'interno delle regole tecniche individuate da Freud e la preoccupazione che la psicoanalisi si snaturi in svariate «derive» che ne dissolvano l'essenza, confermando così le preoccupazioni che le prime controversie tra Freud e i suoi allievi avevano suscitato nel fondatore della psicoanalisi (Contardi). Condivisa è anche la preoccupazione che l'attuale «idealizzazione della clinica tout-court» (Riolo), ridotta ad esperienza empirica cosciente, sottragga all'analista la sua posizione di estraneo intimo a vantaggio della comprensione empatica che, implicando una priorità del piano della coscienza, precluderebbe la via all'affiorare della comunicazione inconscia (Kahn).
Apre il volume Fernando Riolo (Il metodo psicoanalitico), argomentando in modo stringente la convinzione che l'ampliamento e la diversificazione delle modalità tecniche non possano estendersi indefinitamente, per l'inalienabile interdipendenza che sussiste tra teoria e clinica, messe in relazione dal metodo. Freud ha posto tra teoria, metodo e cura un legame (junktim) irrinunciabile: abbandonare la metapsicologia equivale ad abbandonare il metodo di osservazione e la tecnica specificamente analitica, e determina una «divaricazione progressiva tra un campo di esperienze cliniche sempre più eterogenee e un apparato teorico sempre