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I due lavori, che aprono questo numero della Rivista, propongono una riflessione originale su autori e temi che sono al cuore del pensiero psicoanalitico contemporaneo. Si tratta di un articolo di Franco Borgogno sull'attualità del pensiero di Ferenczi e di un contributo di Giuseppe Civitarese sul concetto di O di Bion. Il lavoro di Borgogno ha più di un motivo di interesse. Innanzitutto per quanto l'autore afferma nella premessa sulla necessità di considerare i nostri precursori e la loro opera senza «falsificazioni storiche» (quindi anche sollecitandoci a tenere a mente il «piglio antistorico» in cui la psicoanalisi può incorrere), e poi perché l'articolo si rivolge al percorso complessivo dello psicoanalista ungherese, enucleandone i temi centrali e il loro sviluppo. Il discorso di Borgogno parte quindi dal Ferenczi pre-analitico, presentando alcuni argomenti del suo lavoro che già caratterizzano la cifra peculiare dell'analista e anticipano le evoluzioni successive, primo fra tutti la visione bipersonale medico-paziente. L'articolo propone una rapida rassegna della produzione di Ferenczi tra il 1908 e il 1919, per poi soffermarsi in modo più diffuso sull'articolo del '24 composto insieme a Rank, «Prospettive di sviluppo della psicoanalisi», e infine sugli ultimi scritti. Lo scopo dell'articolo, attraverso il percorso nel pensiero di Ferenczi, è quello di evidenziare l'attualità di alcune sue concettualizzazioni rispetto alla psicoanalisi dei nostri giorni, prima fra tutte quella sul transfert e sul controtransfert. Nel lavoro viene soprattutto sottolineato quanto intuizioni, che all'epoca suonavano anche dissonanti rispetto al clima prevalente, vadano con grande anticipo in direzioni che a noi oggi appaiono molto attuali: la persona dell'analista e il suo «peso specifico» all'interno della relazione, soprattutto con pazienti dell'area borderline, la questione del trauma e di un ambiente non responsivo. La postura clinica di Ferenczi è al cuore del lavoro di rivi