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Come tutti i libri di psicoanalisi che si rispettano, anche questo di Marco La Scala non è un libro facile. Ma nel senso psicoanalitico del termine, cioè non per la difficoltà del tema o per come esso è svolto ma per la necessaria partecipazione che chiede al lettore, il quale è chiamato a riconoscere man mano lo spessore del testo che ha sotto mano (o sott'occhio). Iniziamo da una descrizione della struttura del libro: esso è composto di otto capitoli, dei quali i primi due percorrono la storia di alcuni concetti fondamentali della psicoanalisi: la questione della «nevrosi attuale», quella connessa del «corpo» (come concetto, come esperienza e come teoria) e il problema fondamentale dell'interazione dell'oggetto percepito (e attivo nel farsi percepire) con il soggetto percipiente fino a giungere al problema di come poter concepire una organizzazione psichica (o umana tout court) senza struttura o con struttura fortemente deficitaria. Già in questi primi capitoli La Scala ci indica - delicatamente, senza insistere, quasi sbirciando se il lettore lo segue o no - la necessità di inseguire gli sviluppi e le vicissitudini di alcuni concetti e del loro rapporto con l'esperienza clinica (di Freud ma anche nostra).
La Scala, ad esempio, inizia illustrando il concetto di nevrosi attuale elaborato da Freud nel 1898 ma, mentre ci porta a seguire o inseguire il processo di elaborazione teorica di Freud, ci richiama da un lato al problema della temporalità nelle nevrosi attuali, dall'altro alla nostra temporalità attuale, e in particolare quella di taluni psichiatri o psicoterapeuti di recente formazione, caratterizzata dall'ignorare - appunto non avere ricordi, come nelle nevrosi attuali - perfino le descrizioni classiche di Freud. Non è un caso che, dopo questo richiamo, l'Autore stia ad indicare una situazione della quale nessuno può avere ricordo cosciente e che pure sta alla base del funzionamento psichico: quella studiata nel Progetto di una psicologia che giunge alla desc