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Prendete un giovane influenzato dalle teorie sociali della Scuola di Francoforte e che ha incluso nella sua futura prospettiva di vita l'importanza della dimensione sociale, fategli inizialmente approfondire la neurofisiologia, la neuroanatomia, la psichiatria. Lasciate che si interessi alla psicologia e alla psicoanalisi, si appassionerà allo sviluppo del bambino e vorrà verificarlo anche in contesti clinico-ospedalieri con neonati e genitori. Permettetegli di far pratica del modello di Selma Fraimberg sui «fantasmi nella stanza dei bambini» e a questo punto sarà pronto per una prima solida formazione psicoanalitica presso l'American Psychoanalitic Association. Non soddisfatto, si immergerà in quell'audace generazione di acuti ricercatori che, riconoscendo il neonato soggetto attivo e sociale fin dalla nascita, ha gettato le basi di quel nuovo paradigma che anima il panorama psicoanalitico contemporaneo.
Con questo percorso otteniamo il professor Stephen Seligman, docente di Psichiatria nella Università della California di San Francisco e di Psicoanalisi presso l'Università di New York, co-editor di Psycoanalitic Dialogues e della rivista Infant and Early Childhood Menthal Health.
Conosciuto già dai nostri colleghi per l'importante partecipazione a una giornata di studi nel 2008 presso il Centro Romano sul «Trauma» (poi pubblicata ne Il soggetto nei contesti traumatici, Franco Angeli), Seligman si inserisce in quel solco della psicoanalisi contemporanea detta «evolutiva», che ha visto in Robert Emde e in Stainley Greenspan i caposcuola.
La prospettiva evolutiva è ampiamente inclusiva: pur avendo solide basi nella tradizione della psicoanalisi, guarda l'evoluzione del neonato, dell'infanzia, attraverso i dati delle ricerche dell'Infant Research e della Teoria dell'Attaccamento, della Teoria della Mente e della prospettiva Intersoggettiva. Pone al centro della teoria e della clinica lo sviluppo e la continua ricerca del significato soggettivo dell'esperienza. Integra du