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Il 1990 è l'anno di pubblicazione di Fusionalità, scritti di psicoanalisi clinica, curato da un gruppo di analisti del Centro di Psicoanalisi Romano, C. Neri, L. Pallier, G.C. Soavi, R. Tagliacozzo, G. Petacchi, un libro che ha lasciato un'impronta sulle successive generazioni di analisti.
A quasi trent' anni di distanza, Basilio Bonfiglio raccoglie il testimone di quel gruppo di lavoro per pubblicare un testo che propone un personale contributo al pensiero psicoanalitico. Se l'ambito di ricerca è analogo, l'indagine intorno alle aree di esperienza di fusionalità, il volume di oggi propone un modello teorico-clinico organico con sviluppi originali.
Il titolo, Simbiosi/Fusionalità e costruzione della soggettività, condensa una proposta teorica correlata alla lunga esperienza psicoanalitica dell'autore. Il sottotitolo è infatti Parlando di clinica.
La clinica è uno dei pilastri su cui il libro poggia; e si tratta di una clinica contemporanea, che si misura con le richieste di analizzandi con evidenti carenze nei funzionamenti di base, originate nelle fasi precoci della loro vita.
Nel leggere gli esempi clinici che scandiscono il testo e seguendo le riflessioni teoriche che tracciano un percorso coerente, ho pensato alla proposta di Roussillon a proposito della cura psicoanalitica contemporanea: «In una riflessione sull'estensione della psicoanalisi si possono riunire diverse questioni che sono fondamentali per la psicoanalisi di oggi e per quella di domani, fondamentali per la sua sopravvivenza e il suo sviluppo su tre assi: quello del dispositivo analizzante e delle sue sistemazioni e variazioni, quello dell'apertura dell'ascolto dell'associatività psichica ai linguaggi non verbali e, infine, quello dell'evoluzione dei paradigmi teorici» (Roussillon, 2018, 55).
Nel mio commento proverò a mostrare come Bonfiglio fornisca possibili risposte alle questioni poste da Roussillon. Considero infatti la proposta del libro come: a) una riflessione sul dispositivo analizzante che mu