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Il n. 3/2019 si presenta come un numero particolarmente ricco e corposo. Si apre con 4 lavori originali che riflettono su questioni rilevanti sia dal punto di vista teorico che clinico. Il primo lavoro di Laura Ambrosiano affronta la delicata questione di come si generano le interpretazioni e lo fa descrivendo i passaggi che, a partire «dal pensiero associativo, attraverso le congiunzioni costanti e il fatto scelto», conducono all'interpretazione e alla sua formulazione. La tesi centrale è che il lavoro interpretativo nei suoi vari passaggi è di fatto un lavoro generativo che confronta paziente e analista con i fantasmi collegati alla scena primaria, con le dinamiche di inclusione ed esclusione, con il lavoro del lutto. Il secondo contributo della prima parte di Adelaide Lupinacci e Lara Bancheri ha come tema la questione dell’impasse nel corso dell'analisi. L'articolo mostra come lo strumento bioniano della Griglia si è dimostrato utile nell'affrontare il blocco di fronte al quale il procedere analitico si stava arenando e nell'aiutare l'analista a riflettere sulla difficoltà a trasformare il pensiero, la comprensione, in azione, differenziando tra azioni evacuative e azioni usate per «rappresentare o realizzare un pensiero»: «Qui si situa la nostra esplorazione sulla talvolta difficile trasformazione in analisi da Indagine cioè da un pensiero usato per indagare (a qualunque livello di sviluppo genetico esso si trovi), ad Azione (la realizzazione dell'essere, O)». L'esplorazione, a cui le autrici si riferiscono, viene condotta attraverso un ricco materiale clinico che accompagna il discorso teorico. Il terzo contributo di Luciano Negrisoli riguarda il tema della fine dell'analisi, in particolare la partecipazione emotiva dell'analista coinvolto in questo delicato passaggio e legata alle dinamiche transfert-controtransfert. L'attenzione è rivolta al processo di autoanalisi e «alle vicissitudini emotive della coppia analitica nel lavoro di elaborazione delle conclusi