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«Non sarai capace di mettere giù questo libro»: con questa sorta di profezia Glen O. Gabbard conclude la sua entusiastica prefazione a questo coinvolgente volume collettaneo. Al lettore valutare se si avvera.
I curatori e gli autori hanno l'indiscutibile merito di essersi «messi in gioco». Infatti, i loro lavori hanno un'unica matrice - il cinema - che, per sua natura, coinvolge a livello inconscio lo spettatore in uno scambio reciproco profondo, una relazione personale e unica. In particolare, uno psicoanalista, indotto dalla visione di un film a proporne un'ipotesi di lettura, si espone con il proprio assetto interno e con i propri modelli teorici impliciti ed espliciti di riferimento. L'impatto delle emozioni e delle senso-percezioni, le risonanze empatiche, le reazioni difensive e le libere associazioni, portano ciascuno a cogliere elementi diversi, a soffermarsi e riflettere su specifiche aree di interesse e a seguire percorsi differenziati. Si conferma quindi che la fruizione di un film ha infinite possibilità di «visione», tante quanti sono i suoi spettatori, tutte originali e «vere», da condividere e usare per affrontare rilevanti questioni psicoanalitiche.
Qui i film diventano un pre-testo per accompagnare i lettori attraverso percorsi che convergono sui cambiamenti nelle relazioni umane determinate dalla rivoluzione tecnologica digitale e dall'ibridazione tra l'uomo e le macchine. Si tratta di tematiche studiate sin dagli anni Ottanta da esperti di diverse discipline, approfondite in un recente dossier pubblicato sul sito della Società Psicoanalitica Italiana (): le immagini cinematografiche fungono da lenti che permettono una visione caleidoscopica dei fenomeni collegati alle mutazioni della consistenza dell'esperienza e alle necessità sottese alla corrispondente mutazione della mente. Ciò che appare evidente è quanto noi, esseri umani, abbiamo sviluppato una intelligenza che inarrestabilmente genera gli strumenti necessari ai bisogni della con