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Nella pratiche mediche destinate alle cure di bambini malati, accanto a quello somatico si è imposto col tempo anche il parametro psicologico. Tra i fattori di cura quello relativo al ruolo e al peso della vita affettiva nell'esperienza soggettiva della malattia, ha cominciato ad essere considerato come influente sul decorso delle cure stesse e sugli esiti a lungo termine della salute in generale. L'apporto notevole delle concezioni evolutive del bambino che si sono affermate in psicoanalisi, in particolare a partire dal secondo dopoguerra hanno pesato come sostegno di questa opertura. Tuttavia l'unità e l'unicità della persona malata è una concezione che stenta ad essere tradotta nelle pratiche di cura non solo per un malinteso dualismo corpo-mente che persiste ancora, ma sopratttutto per la difficile articolazione ed integrazione di approcci, di strumenti e di tecniche di cura presenti nella cultura specialistica medica.
Questo libro di F. D'Alberton, psicanalista che esercita da anni a Bologna anche all'interno di strutture sanitarie come il dipartimento di pediatria dell'Ospedale Sant'Orsola, ci fa entratre da analisti dentro questi luoghi di cure somatiche. L'autore ce ne dà una onesta, ricca e convincente testimonianza, assortita di una approfondita riflessione clinico-teorica dell'apporto che l'approccio analitico - con la sua etica - puo’ dare al bambino malato e con lui alle persone, professionisti e famiglie che se ne occupano. L'osservazione e l'ascolto psicanalitico di cui D'Alberton scrive è in primo luogo quello in cui il suo sapere e saper fare d'analista è messo alla prova nella sua capacità di comprensione e di comunicazione di quei fattori relazionali e affettivi implicati nell'esperienza soggettiva della malattia del bambino e dell'adolescente che si trovi ospite in un contesto altamente specialistico come quello ospedaliero. Va sottolineato da subito che qui siamo in una prospettiva d'approccio che non rientra nella piattezza della cosidetta «psic