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Un'saccogliente Madrid con un cielo terso primaverile ha ospitato i 1020 partecipanti alla 32° Conferenza Annuale della Federazione Psicoanalitica Europea (FEP) che si sono riuniti attorno al tema proposto per questa edizione: il corpo. Nei sempre apprezzati gruppi preconference, nel susseguirsi delle relazioni plenarie e del ricco articolarsi dei panel, la relazione mente-corpo è stata esplorata da diverse prospettive teoriche.
Christophe Dejours ha parlato de «i due corpi: il corpo biologico e il corpo erotico» partendo dalla teoria della scuola psicosomatica di Parigi. Lo ha fatto utilizzando il concetto di «pensiero operatorio» , per descrivere un funzionamento mentale caratterizzato da una aderenza alla realtà materiale concreta, una povera capacità associativa e un'incapacità di un soggetto a rimanere in contatto con le emozioni e i sentimenti.
Secondo Dejours non sarebbero tanto i deficit del pensiero a determinare il mancato accesso alla vita emotiva quanto una «frigidità» del corpo in quanto, per poter essere avvertita, un'emozione, necessita inizialmente di un corpo in grado di provarla. Non tanto del corpo biologico ma di un secondo corpo, il corpo erotico, che si viene a definire grazie alla funzione di appoggio , per cui le pulsioni parziali vengono ad investire le zone erogene, e accedono all'ordine erotico attraverso una «sovversione libidica delle funzioni fisiologiche».
Un processo che rimanda a Laplanche e alla sua «situazione antropologica fondamentale» secondo la quale la vita sessuale del bambino viene «accesa» dall'incontro con l'inconscio sessuale dell'adulto che si prende cura di lui attraverso un «messaggio enigmatico» «impiantato» dall'adulto. Il bambino si trova quindi a tradurre questi significati ricevuti passivamente legando l'eccitazione in una narrazione elaborata da lui stesso, la cui sede è il preconscio o l'Io nascente, lasciando un residuo, non tradotto e non legato, a livello del corpo e che partecipa alla formazione del rimosso ori