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Si è svolto a New York, all'Hotel Hilton Midtown, il consueto Congresso invernale dell'APsaA (5-10 febbraio 2019). Si svolge, di regola, anche un Meeting estivo, generalmente a giugno. Va subito detto che è sinceramente impossibile dare un resoconto completo di un congresso che, come «opuscolo» pre congressuale, aveva un semilibro di 71 pagine. Questo comunque anche a testimonianza dello sforzo degli organizzatori, davvero massivo, di costruire un'impalcatura scientifica che si sforzasse di rendere la psicoanalisi un'esperienza in qualche modo positivamente «tentacolare», allargandosi verso svariati campi di operatività e anche contro alcune mitologie che la riguardano. Lee Jaffe, attuale presidente APsaA (il prossimo sarà Bill Glover), ne individua almeno tre, che si distribuiscono attraverso i quasi 200 panel, simposi, gruppi di discussione e così via: da una parte troviamo la critica per cui la psicoanalisi si occuperebbe solo «di chi sta bene ma è un po’ angosciato». Un altro «Myth», cioè una fraintesa mitologia, riguarda la supposta trascuratezza della presenza del mondo reale, sempre da parte della psicoanalisi, così come la sempreverde critica sulla nostra disciplina come «not science based». Intorno a questi tre perni si sono sviluppati i lavori del congresso, in una fittissima agenda che ha occupato tutti i giorni previsti. Si sono snodati così Panel, Discussion Groups, Commissioni, presentazioni varie, spaziando dalla psicoanalisi degli adulti a quella sui bambini e gli adolescenti, dalla tematica etico-deontologica a quella filosofica, a quella letteraria, teatrale e cinematografica, con incursioni anche nel campo dell'interfaccia con i temi politici più di attualità, compresa la tematica femminista, in un quadro espansivo della psicoanalisi che non ha trascurato nemmeno i risultati di varie ricerche nel campo analitico.
Molto facile la critica per cui organizzazioni di questo genere soffrirebbero di elefantiasi. È un dato scontato, in un panorama articola