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L'A. puntualizza alcuni dei dibattiti attuali sul tema del cambiamento della tecnica in psicoanalisi. Tramite l'esposizione di due casi clinici, un bambino e una donna adulta, discute come la trasformazione del paziente sia frutto non solo di interpretazioni, ma anche della consonanza profonda ed emotivamente coinvolgente tra il paziente e l'analista che permette ad ambedue l'apertura a stati primitivi della mente, non accessibili alla coscienza. A partire dal lavoro di Winnicott, Stern, Bollas, Levine e molti altri, ricorda l'esistenza di due aree di funzionamento in seduta per le quali occorre ipotizzare l'uso di strumenti differenti. In una, la talking cure è efficace; per l'altra, quella del «conosciuto non pensato», occorre utilizzare interventi che mobilitano l'analista come persona e come oggetto nuovo nella relazione. Sarà la nuova esperienza vissuta con l'analista, nel qui ed ora della seduta, ad essere trasformativa.