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Con lo sviluppo delle neuroscienze si è diffusa nel corpo sociale un'immagine di persona definita dal suo cervello. Organo altamente plastico e in continua auto-organizzazione, il cervello possiede un potenziale che rende il soggetto capace di trovare in sé stesso le risorse per agire sui propri limiti. Con le nozioni di «soggetto cerebrale» e di «neurodiversità» le neuroscienze hanno acquisito lo statuto di un'antropologia. In questa prospettiva, che rapporto c'è fra il soggetto del lavoro analitico e il «soggetto cerebrale»? Prendendo lo spunto da quattro flash clinici nei quali è chiamata in causa una condizione neurobiologica, viene portata l'attenzione su un ascolto del vissuto che non ignori il livello biologico in cui si declina la soggettività ma che tenga conto di quell'aspetto dell'esperienza che si organizza all'interno dei vincoli stabiliti dalla dotazione neurobiologica.