You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Ciò che mi preoccupa, e credo sia lo stesso per la maggior parte degli analisti, non è se la psicoanalisi sia arrivata o meno alla fine, ma il continuo esame e riesame degli strumenti che utilizziamo nella ricerca. Per far ciò è necessario riesaminare costantemente noi stessi, dal momento che i nostri strumenti di indagine sono le nostre menti, ma anche i nostri metodi di osservazione, tecniche di interpretazione, eccetera. La domanda che mi pongo non è tanto «È la fine della psicoanalisi?», ma piuttosto «Cosa possiamo fare per migliorare costantemente gli strumenti per perseguire i fini di una comprensione migliore?»
Gli articoli che hanno preceduto questa parte dedicata alle evoluzioni della tecnica nell'ambito della cura psicoanalitica dei bambini e degli adolescenti, hanno già inquadrato molti argomenti che permettono di tessere una trama che delinei quali e quante componenti sono implicate nell'argomento scelto per questo numero monografico. Anche per questo e per dare il dovuto spazio all'epicentro di questa sezione - centrato su uno schema di domande/interviste sul tema ideate e successivamente commentate da Marta Badoni e Massimo Vigna-Taglianti a rappresentanti stranieri della psicoanalisi infantile e dell'adolescenza -, propongo un intervento d'apertura che, tratteggiando alcuni punti relativi alle evoluzioni della tecnica e ad alcune questioni aperte con cui la psicoanalisi infantile e dell'adolescenza si trova oggi a confronto, prepari il terreno agli approfondimenti più specifici presenti nei successivi interventi.
Personaggi in scena: Federica, bambina di 6 anni Giulia, la sua analista
Prima seduta dopo la vacanza estiva:
Entrata nella stanza Federica apparecchia per me e vuole che io entri nel ristorante: «Bonjour madame», mi dice.
G: «Bonjour mademoiselle, vorrei cenare qui, ho molta fame oggi perché non mangio da un sacco di tempo».
F: «Ha prenotato?»
G: «Sì, l'avevo detto che sarei tornata oggi… Giulia».