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Scriveva Gaddini (1984) pensando a come cambiano i nostri pazienti: «Se tutto questo (l'aggravamento progressivo delle patologie) fosse, come sembra, vero, dovremmo concludere che è come se stessimo navigando, nostro malgrado e con velocità crescente, verso il bordo di una cascata».
La navigazione degli psicoanalisti per i bambini d'oggi assomiglia al trovarsi su una rapida, sospesi tra una avventura stimolante e una scommessa ardua.
La società si muove rapidamente verso un futuro incerto, è profondamente cambiata e divenuta labile la struttura familiare, vacillante l'autorità paterna, mutata la conformazione della coppia genitoriale; la gravidanza, sempre rimandata, si confronta con le nuove possibilità offerte dalle diverse tecniche di fecondazione. Le migrazioni arrivano con il loro carico di sofferenza e di disadattamento che coinvolge fatalmente i bambini. In tutto questo cambia, ma solo per diminuire, la disponibilità dei genitori a ingaggiarsi, con e per i propri figli in cure lunghe e costose.
Laura Colombi, che ha introdotto il tema con sapienza, sottolinea la peculiare mobilità mentale necessaria per aggiustare la tecnica ai bisogni dell'individuo e come l'analisi in età evolutiva abbia «fortemente contribuito al dinamismo della psicoanalisi e della sua tecnica in toto».
Il mio compito è stato quello di interpellare, a nome della nostra Rivista, tre psicoanaliste di lunga esperienza e di culture e regioni diverse (Anna Alvarez, Angelika Staehle e Kerry Kelly Novick) con la richiesta di illustrarci a sommi capi il proprio punto di vista su stili diversi di funzionamento mentale, sui livelli di simbolizzazione relativi e quindi sulle eventuali variazioni della tecnica utili a lavorare con i bambini oggi, in contesti vieppiù complessi.