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Non penso che esistano nuove psicopatologie dell'adolescenza. La teorizzazione metapsicologica, nostra base di riflessione, è un asse di pensiero sempre pertinente: «l'infantile interpreta il pubertario» con una sensibile liberazione dalla relazione con l'altro. Naturalmente, prendiamo in considerazione l'impatto dei nuovi mezzi e delle nuove modalità di conoscenza che la rivoluzione digitale garantisce (sia in forma scritta sia per immagini).
Stiamo assistendo a un'accentuazione della democrazia intergenerazionale nella situazione antropologica contemporanea dell'adolescenza. Con questo intendo dire che gli elementi in gioco nell'influenzare l'adolescente emergono dall'impatto interno del Super-io/Ideale dell'Io e dall'impatto esterno della «morale civilizzata» (Freud). La differenza tra le generazioni si esprime con minore disparità grazie ad uno spirito gerarchico meno vincolante.
Questo cambiamento si manifesta:
all'interno dell'edipico familiare;
nel periodo scolastico dove gli insegnanti hanno perso gran parte della loro autorità e quindi del loro potere;
all'interno della cultura in cui si gioca questo paradosso, il cui polimorfismo si può riassumere come segue: «cosa valorizzare», l'adolescenza o l'età adulta?