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A poco tempo di distanza dalla morte ci voleva un libro che mettesse in evidenza l'enorme contributo dato da André Green al pensiero psicoanalitico. Ci ha pensato Maurizio Balsamo con il suo lavoro André Green. Il potere creativo dell'inconscio edito da Feltrinelli, che ha il merito di affrontare con grande chiarezza espositiva la varietà e la complessità del contributo greeniano al pensiero psicoanalitico attuale.
Balsamo apre il suo lavoro con una citazione e una voce. La citazione è del filosofo Hubert Damisch - anch'egli da poco scomparso - noto per i suoi studi sulle interrelazioni tra l'artista e il soggetto che guarda la sua opera. Egli dice: «Teoria significa successione, come le donne che sfilano nella processione panatenea […]. La teoria implica la storia; bisogna essere nella storia per fare teoria». Così Damisch, e con lui Balsamo, mette in relazione il theorein (vedere, osservare) con la diacronia delle immagini che, immesse dall'artista, diventano una storia una volta che attraversino il soggetto che guarda e il suo funzionamento inconscio. L'immagine pittorica funziona, in questo caso, come la parola analitica: nel farsi attraversare da un'immagine o da una parola, si produce nel soggetto quel cambiamento di posizione dalla statura eretta e dominante alla dimensione distesa e onirica della clinica. Come avviene in una analisi, la processualità della clinica chiede alla teoria di «piegarsi» fino a nascondersi alla successione di immagini e parole, per consentire a una «storia clinica», grazie al metodo analitico, di farsi. Il metodo analitico, grazie alle libere associazioni, favorisce la costruzione di ulteriori catene associative attraverso la «riverberazione retroattiva», che connette la parola a una precedente, o l'«anticipazione annunciatrice», che prelude a una rappresentazione non ancora pensata, consentendo ad altre immagini di entrare nel campo sia della storia clinica che della stessa teoria. Come si vede, con la temporalità qui tracciata, cli