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Dal 23 al 26 maggio si è tenuto a Parigi il 79° Congresso di Psicoanalisti di Lingua Francese (CPLF) su un tema di grandissimo impatto sociale e culturale: Bisessualità psichica, sessualità e generi, inaugurato dai presidenti Denys Ribas (SPP), Claude Barazer (APF), Virginia Ungar (IPA), da Françoise Coblence direttrice della Rfp e da Bernard Chervet e Marilia Aisenstein, segretari scientifici del congresso. Di grande valore i due rapport proposti da François Richard (SPP), discusso da Jacques Andrè (APF) e da Jean Michel Lévy (APF), discusso da Anne Deburge (SPP).
Notevole la partecipazione a questo congresso internazionale, come sempre, ma forse quest'anno con una maggiore presenza di associazioni psicoanalitiche di più piccole dimensioni come quelle della Turchia e del Libano e di molti soci di madre lingua anglosassone, per un totale di oltre 750 persone, un po’ di italiani.
Il titolo da subito ci convoca ad affrontare una questione teorica che fu straordinariamente innovativa all'epoca del suo pensatore - Freud - quanto complessa e di difficile integrazione e articolazione all'interno del suo stesso pensiero. Anche solo per questa ragione sarebbe una buona motivazione continuare ad interrogarci. Inoltre le molteplici proposte sul piano sociale, oltre che clinico, sulle varianze e invarianze di genere ci impongono di riattraversare, riflettere, perelaborare e perscrutare con un'inevitabile diplopia le molte domande ancora senza risposta.
Freud stesso riconosce che la teoria della bisessualità psichica non riesce a compenetrarsi e a ben articolarsi con la teoria pulsionale, base del suo costrutto teorico, e ciò nonostante non l'ha mai abbandonata.
Le attuali controversie, invero assai numerose, relative all'identità sessuale e al genere - non gender, queer, trans gender - che invadono quotidiani, rotocalchi, talk show e conferenze, non possono a maggior ragione lasciarci indifferenti in quanto psicoanalisti, e ci convocano a riattraversare il guado incerto già perco