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Nel primo numero di quest'anno del The International Journal of Psychoanalysis, l'attuale direttore della Rivista Dana Birksted-Breen scrive: «Essere “internazionale” dal mio punto di vista significa pubblicare i migliori articoli da tutte le tradizioni psicoanalitiche. La psicoanalisi si è sviluppata in differenti luoghi e lungo tradizioni diverse. Le tradizioni forti devono essere valorizzate e promosse. È importante per la nostra disciplina consentire la ricerca creativa e mirata di specifici modi di pensare e di particolari argomenti di interesse. Le differenze vanno rispettate e possono anche favorire fertilizzazioni incrociate. È importante guardare alle divergenze e alle convergenze e l’IJP è anche il luogo di pubblicazione per coloro che desiderano seriamente impegnarsi con altri punti di vista»; e infine aggiunge: «L'IJP è uno spazio creativo tra tradizione e cambiamento, dove lo sviluppo deriva dalle fondamenta della psicoanalisi in un movimento dialettico di ritorno al passato e di visione del futuro… Dobbiamo porre attenzione alle domande - Che cosa è psicoanalitico? Quali sono i suoi parametri? Quando si trasforma in modo così sostanziale da non essere più psicoanalisi? Queste non sono questioni semplici e hanno bisogno di una costante discussione, se la nostra professione deve mantenere le sue solide basi, fornendo una struttura più creativa. L'innovazione emerge da parametri precedentemente stabiliti e risiede in specifici, a volte sottili, cambiamenti di pensiero».
Tenendo conto di queste affermazioni e del contenuto delle relazioni presentate alla conferenza del centenario IJP, dobbiamo chiederci se la psicoanalisi come l'inconscio vadano declinate usando il singolare o se non sia giunto il momento storico di declinarle al plurale (inconscio rimosso e non rimosso). La psicoanalisi italiana è in sintonia con queste tematiche tanto che il nostro prossimo congresso nazionale avrà per titolo inconscio/inconsci. Viene in mente una metafora politica. Siamo