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Cari colleghi,
Il numero con cui si apre la nuova annata 2020 esce in un momento particolare. La gravità della situazione legata al Covid-19 ci coinvolge tutti su diversi piani e ci costringe a fronteggiare emozioni complesse, scelte e cambiamenti difficili. Abbiamo cercato di mantenere il nostro appuntamento e di questo, oltre la redazione, ringrazio in modo particolare la nostra segretaria Giulia Vicentini e la casa editrice, che hanno lavorato in condizioni più complicate.
Come vedrete, il fascicolo appare piuttosto corposo, in questo «tradendo» uno degli obiettivi del mio programma elettorale, quello cioè che i numeri della Rivista fossero più snelli e fruibili. Oltre al Focus e alla sezione Note i cui argomenti sono piuttosto impegnativi e ai quali abbiamo dedicato diversi contributi, abbiamo una quantità elevata di lavori originali da parte dei soci in attesa di pubblicazione e una altrettanto elevata quantità di recensioni. Si tratta sicuramente di un segno di vitalità della nostra Società, ma è anche una situazione che ci costringe ad aumentare il numero di lavori pubblicati nelle parti della Rivista ad essi riservate.
Incomincio questo Editoriale, riprendendo alcune informazioni che già vi ho comunicato attraverso la newsletter. Innanzitutto ci fa molto piacere il ritorno della Rivista su Scopus, dove siamo stati dal 2010 al 2013. Siamo soddisfatti di essere riusciti a ripristinare questo servizio - un grazie particolare a Laura Accetti - che è motivo di prestigio per la Rivista e, soprattutto, di importante utilità per i colleghi che necessitano indicizzazioni dei loro articoli per fini concorsuali (accademici, pubblici ecc.).
Con questo numero cambia l'immagine sulla copertina e sarà l'ultima scelta fatta dalla nostra Redazione. Come vedrete, si tratta di una scelta «forte». La Redazione ha optato, infatti, per l'immagine delle «Furie» di Cambellotti, utilizzata come manifesto per la rappresentazione dell'Edipo a Colono al Teatro Greco di Siracusa nel 1936. C