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Rileggendo a distanza di tempo l'esperienza di lavoro clinico con un richiedente l'autorizzazione agli interventi medico-chirurgici all'epoca necessari alla «rettificazione di attribuzione del sesso,” l'autore formula l'ipotesi che l'identità di genere femminile vissuta come propria e per la quale veniva richiesto un riconoscimento, desse soprattutto forma ad un bisogno di collocarsi «fuori sesso».