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Il progetto della rubrica INTERSEZIONI è nato dall'intenzione di sollecitare e facilitare la curiosità e l'interesse nei lettori italiani per una conoscenza più ampia delle riviste straniere, con lo spirito di estendere il pensiero psicoanalitico, di favorire la conoscenza delle nuove pubblicazioni e di promuovere dialoghi e confronti. Un'ipotesi condivisa con la redazione è stata dunque quella di rilanciare editoriali di riviste straniere, ma a questa si è aggiunta anche quella di soffermarsi su alcuni articoli di altre riviste o su interi numeri monografici, esattamente con lo stesso scopo. Diversamente dal rilancio di più editoriali stranieri, in questa edizione della rubrica il lavoro verrà tradotto per poter far seguire meglio al lettore il testo integrale. Ne verranno anche estratti alcuni punti per poterli rilanciare ad un pubblico di lettori che possa aprire sull'argomento un dibattito o riaprirlo.
L'articolo qui scelto, Teaching Psychotherapy to Psychoanalytic candidates, tratto dal JAPA 20181, corrisponde a questo intento, poiché di recente era già iniziato un dibattito sull'argomento all'interno della comunità psicoanalitica italiana. Cercherò dunque di evidenziare alcuni punti dai quali proporre una riflessione interlocutoria, per introdurre poi altri interrogativi più distanti dal contesto indicato nell'articolo, ma non per questo meno specifici e attuali.
Come indicano gli autori nella premessa, alla Columbia University è stato aperto un corso avanzato per il training psicoanalitico e la ricerca con lo scopo di stimolare i candidati ad integrare quanto avevano appreso nel training con le loro conoscenze in corso riguardo alla pratica psicoterapeutica, con una particolare attenzione rivolta alla selezione dei pazienti, alle similitudini e differenze tra le due modalità, al tipo di ascolto, alla gestione della relazione e alla sua conclusione e a quale tipo di transizione sentissero tra psicoanalisi e psicoterapia. Il corso prevedeva anche un'ampia lettera