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Di questo libro, ricco e denso, che raccoglie i contributi di 24 psicoanalisti italiani tra i più noti, e di 3 stranieri di grande nome, mi è possibile qui per ragioni di spazio prendere in considerazione solo tre punti di snodo significativi, richiamati dai titoli del volume e delle quattro sezioni in cui esso è organizzato.
• Il primo di essi riguarda il rapporto tra la psicoanalisi e la categoria della contemporaneità: ricordava M. Balsamo, nell'editoriale di apertura della sua direzione di Psiche (2014), che «la psicoanalisi, da quando è nata non ha fatto che pensare alla propria contemporaneità, come tempo da interrogare esplorare ed indagare»: a sottolineare che lo stretto rapporto tra psicoanalisi e contemporaneità è un dato non solo congiunturale, ma strutturale. Difatti, l'assetto mentale dell'analista al lavoro consiste da un lato di un isolamento parziale rispetto alle sollecitazioni derivanti dalle proprie dimensioni sociale, culturale, emozionale, affettiva, cognitiva e mnesica, e perfino in certa misura, biologica; dall'altro lato tutte queste dimensioni restano, nell'assetto mentale dell'analista al lavoro, filtrate ma presenti, ombra di legami sia pulsionali sia sociali, filo tenue ma solido con tutto ciò che fa dell'analista persona intera.
L'una e l'altra componente sono ovviamente necessarie al lavoro analitico, la prima per consentire la condizione dell'accecamento, il raggio di intensa oscurità con cui cogliere i precursori delle emozioni del paziente, la seconda come rappresentante di quella realtà che proprio in quanto scolorita riesce a costituirsi quale indispensabile sfondo su cui il flusso dei fantasmi, a vario grado di simbolizzazione dal più vicino ad un ipotetico grado zero fino a quelli più evoluti, appartenenti alla coppia analitica, possa essere proiettato: è così infatti che si sviluppa il senso di realtà, grazie alla crescita della capacità di simbolizzazione, promossa dal lavoro dell'analisi. È proprio questa «bivalenza,” per così d