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«On the shores of critical thinking “the feminine” laps endlessly, announcing an uncanny yet familiar presence in our lives»
Questa frase di June M. Campbell ha vinto la IPA Aphorism 2019 Competition, che ha invitato i più di 5mila iscritti al congresso a cimentarsi con il significato, per molti imprendibile, di «femminile». L'aforisma - che in italiano suona così: «Il femminile lambisce all'infinito le sponde del pensiero critico, annunciando una presenza perturbante e allo stesso tempo familiare nelle nostre vite» - condensa i molti significati che i diversi contributi hanno approfondito nel corso delle giornate. Colpisce immediatamente l'immagine delle sponde (shores) lambite (lap on) dal femminile, che da un lato ricorda la classica sovrapposizione del materno con il mare, ma allo stesso tempo restituisce l'idea di qualcosa d'inarrestabile, in continuo movimento, che il pensiero critico può cogliere solo tangenzialmente e da cui allo stesso tempo è circondato, contenuto; per questo è perturbante e familiare. I temi affrontati dal congresso restituiscono la difficoltà definitoria, in una polifonia di voci e punti di vista diversi di cui potremo citare soltanto alcuni tra i contributi più interessanti.
Virginia Ungar, che già nel corso del suo discorso d'insediamento, nel 2017, aveva sottolineato l'onere e l'onore di essere la prima presidente donna dell'IPA e il suo impegno a combattere la violenza sulle donne, ha scelto questo tema per il primo congresso della sua presidenza.
Il discorso di apertura è stato affidato a Julia Kristeva, che ha presentato un lavoro intitolato «Prelude to Ethics of the Feminine;” uno scritto estremamente intenso e denso, in cui, attraverso la formula «the transformative feminine,” l'autrice, riflettendo anche sui cambiamenti della contemporaneità, affronta i temi dell'identità, della posizione genitoriale e della scelta psicosessuale - di cui capovolge