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«Iconfini dell'esperienza non sono definibili, ma sono esplorabili. Ciò che ho cercato di fare è esplorarli camminando col pensiero così come ci si inoltra in un paesaggio familiare e sconosciuto ad un tempo, seguendo una sorta di richiamo che non può prendere nessuna forma codificabile che non sia la mia». Con queste parole Giuseppe Pellizzari, tra le più acute menti psicoanalitiche contemporanee, rendeva ragione di una delle sue ultime sfide, un viaggio alla ricerca dell'Oggetto, «un percorso attorno a qualcosa che progressivamente si rivela senza mai esaurirsi» (2015, 6). Una definizione, quest'ultima, che riflette pienamente il suo modo di esercitare la vitalità del pensiero. Pellizzari era un analista originale e creativo, teso costantemente a perlustrare il qui e ora, ma pure l'ignoto, l'Oltre, spingendo il pensiero in territori a volte insidiosi, poveri di certezze e abitati dal dubbio.
La sua vis speculativa da sempre si è ben armonizzata con un'efficace capacità di tradurre le idee in programmi concreti. La sua pionieristica passione per il lavoro psicoanalitico con gli adolescenti l'ha condotto non solo a scrivere molti articoli e il libro La seconda nascita. Fenomenologia dell'adolescenza (2010) dedicati alla problematica adolescenziale, ma pure a contribuire alla realizzazione del «Progetto A» - istituito dalla ASL Milano 2 per il trattamento degli adolescenti e delle loro famiglie - e a sviluppare nel Centro Milanese di Psicoanalisi una vivace e approfondita cultura nella formazione e nella terapia del disagio giovanile. Durante la sua presidenza del Centro è stata inoltre da lui avviata l'iniziativa pilota di gruppi di consultazione e di terapie agevolate per adolescenti: «Questo gruppo si fonda sulla disponibilità a fare trattamenti gratuiti o quasi, ricompensata dall'apprendimento formativo di tale esperienza attraverso supervisioni e discussioni di casi, e dall'opportunità di una ricerca in un campo difficilmente sperimentabile nella prassi consueta